New York, anima mia

New York, anima mia

Quando sono arrivata la prima volta a New York era notte fonda, il nostro autista Rolando ci stava indicando le zone caratteristiche suburbane. Ero provata dal volo, assonnata ma curiosa di scoprire come sarebbe stato il mio impatto con la città.

Il van procedeva in direzione Manhattan, Rolando ci ha sollecitato a estrarre le fotocamere, dicendo che dopo la curva avremmo avuto il nostro primo impatto con la Grande Mela. Ad un certo vengo distratta dalla radio, c’è un intro musicale che riconosco immediatamente: è Lose Yourself di Eminem, sorrido e guardo dritto davanti a me. La vedo, la sto guardando. È quella New York, quelle luci a giorno in piena notte, quei grattacieli che vedevo nella sigla di Sex and the City. Ho un tuffo al cuore, mi sento smarrita.

Non ho mai volato così lontano da casa, non sono mai stata in questa città e ho con me 15 studenti che mi guardano come se io fossi un guru. Forse ho fatto una cazzata a venire qui da sola con questa classe – penso di non essermi mai sentita così frastornata come in quel momento – è pazzesco come l’ignoto possa terrorizzare.

I giorni seguenti ho l’occasione di esplorare la città, le sensazioni che avverto sono totalmente diversi da quelle che mi aspettavo di provare.
New York
è fatta di caos puro, grattacieli immensi e vastissimi sobborghi, carne arrostita ai lati della strada, caffè bevuto in bicchieri di carta, fretta, persone che lavorano, persone che si muovono veloci ma, soprattutto, di persone che si sentono sole.

Io mi sono sentita sola a New York, mi sono sentita sola e lontana da casa. I grattacieli ti fanno sentire schiacciata, se alloggi a Midtown non vedi la luna a causa dell’inquinamento atmosferico e il caos rende sommessa qualsiasi tua voce.

Tutto urla “non sei nessuno” e questo mi ha fatto sentire veramente male. Mi lamentavo di continuo, continuavo a dire che volevo tornare a casa prima possibile finché non ho realizzato che mi ero semplicemente persa, forse proprio Lose Yourself di Eminem era stato un presagio. Ho riascoltato la canzone, per cercare di provare la sensazione del mio arrivo in città: sento la prima strofa ed ho già un nodo in gola, quelle parole, a me già note, mi hanno colpito come se non le avessi mai sentite prima.

Look, if you had one shot, one opportunity – Dunque, se tu avessi l’occasione, un’opportunità
To seize everything you ever wanted-One moment – Di avere tutto quello che hai sempre voluto. Un momento
Would you capture it or just let it slip? – Lo sapresti cogliere o te lo lasceresti scappare via?

(Lose Yourself, Eminem)

La mia svolta a New York

I giorni passavano e li stavo vivendo male, avevo il muso. Ero nel posto che avevo sempre sognato di visitare e non ero felice. Che diavolo mi stava succedendo? Era giunto il tempo di reagire, di smetterla di lamentarmi del clima freddo, dei grattacieli, dell’inquinamento, del caos e di iniziare a vivere la città.  Con questa consapevolezza sono entrata in un negozio e, origliando dei dialoghi alle casse,  mi sono commossa ed ho iniziato a riflettere.

“Ciao! Come stai oggi? Hai la tessera C21?”

“No”

“Sono 14,46$. Carta o banconote?”

“Banconote”

“Ecco a te arrivederci e buona serata! Prossimo cliente alla cassa numero tre. Ciao! Come stai oggi? Hai la tessera C21?”

“Sì”

“Sono 57,89$. Carta o banconote?”

“Carta”

“Firmi qui, grazie. Ecco a te, arrivederci e buona serata! Prossimo cliente alla cassa numero tre. Ciao! Come stai oggi? Hai…”

“Sto abbastanza bene, è stata una giornata bella per visitare. Tu come stai, invece? Sei un po’ stanca?”

“Hai la tess…? …Sì, in effetti sono un po’ stanca ma non mi lamento. Questo weekend viene a trovarmi mia sorella che vive in Ohio. Viene qui per festeggiare il suo compleanno.”

“Wow! Sicuramente vi divertirete un sacco!”

“Non la vedo da troppo tempo, non vedo l’ora che usciamo un po’ insieme!!! Mmm… allora sono 24,45$, tesoro. Paghi con la carta o preferisci i contanti?”

“Carta, grazie mille! Oddio aspetta che devo cercarla in questa borsa enorme.”

“Non ti preoccupare. Appena la trovi striscia qui.”

“Eccola!”

“Bene, ecco la tua shopper. Ti auguro una splendida serata!”

“Anche a te! Divertiti con tua sorella, ciao!”

“Ciao! Prego signore, si accomodi pure alla cassa numero tre.”

Ascoltando queste conversazioni ho capito che tutti si sentono soli a New York ma siamo noi i primi attori di questa emarginazione. Un sorriso, un complimento, un dialogo sincero sono degli elementi che possono aiutarci a sentirci meno soli e ad aprirci verso gli altri. Di contro, un atteggiamento di difesa e di chiusura porta a maggiore solitudine ed emarginazione.

Tutti si sentono soli a New York e questa è un’incredibile risorsa. Una città che ti fa sentire solo ti mette di fronte alla realtà, ti spinge a metterti in discussione e a metterti alla prova. Nel caos più profondo ho avuto i momenti di pace più assoluta. Guardavo il cielo e le persone in un modo diverso, prestavo attenzione agli atteggiamenti e ascoltavo con maggiore purezza.  Il momento in cui ho scelto di spostare l’attenzione da me stessa alla città è stato rivelatore, perché solo in quel preciso istante mi sono innamorata di Manhattan.