Le bugie che ci raccontiamo

Le bugie che ci raccontiamo

“È uno stronzo, mi ha ferito, mi ha raccontato solo bugie, mi ha fatto soffrire, penso che mi abbia tradito anzi… ne sono certa, ne ho le prove, l’ho capito da quella foto che ha postato.” Quando una storia finisce cosa resta dell’amore che c’è stato? Quanto tempo è necessario per riprendersi e, soprattutto, che prezzo ha la nostra rinascita?

Non so voi, ma io nel chiudere sono proprio una frana. Non è un modo di dire, sono veramente penosa. Il fatto è che mi ha sempre fatto stare male la fine di qualsiasi cosa; sono quel tipo di persona che piange quando un libro sta per finire e viene trafitta da una profonda malinconia quando guarda l’ultima puntata della serie tv che sta seguendo. I finali mi incupiscono, mi fanno rattristire e mi chiedo sempre come riuscirò ad andare avanti senza quella cosa, quasi come se fosse stata sempre presente e sempre fondamentale nella mia vita. Tutto ha un termine di chiusura, una scadenza, un capitolo finale e, ogni volta che arrivo a quel punto conclusivo, mi sento persa e priva di equilibrio.

 

Figuratevi, quindi, cosa mi succede quando una storia finisce e mi ritrovo sperduta a cercare di rimettere insieme i pezzi per ritrovare la mia integrità. La prima fase di recupero è fatta di lacrime e dolori allucinanti al petto, poi si passa al momento “ma perché è successo?”, infine entra in azione Wonder Woman: spinta dal desiderio di non deprimere l’intero cosmo per la fine della storia, reagisco perchè è giusto così, perché non ha senso punire le mie amiche e perché devo solo abituarmi, è questione di tempo e tutto passerà. Quante cazzate ci si racconta pur di darsi la sferzata giusta per riprendersi!

 

Dato che raramente mi concedo il lusso di mostrare agli altri la mia sofferenza, anche se non mi sono ripresa, faccio di tutto per dimostrare il contrario: la mia specialità è quella di ironizzare su quanto è successo, sdrammatizzando una situazione che non è per nulla divertente. Ma non mi limito a questo: decido, in piena autonomia, di trovare le prove che la storia era destinata a finire, vivisezionando ogni singola incomprensione e ingigantendola, per poi arrivare a banalizzare il tutto con una risata amara. Voglio razionalizzare ciò che prima definivo un amore inspiegabile: un sistema davvero pessimo per guarire da una ferita, perché non fa altro che posporre il problema e allungare il periodo d’incubazione di quel malessere.

 

Tra le mie varie riflessioni con o senza amiche emergono sempre teorie decisamente brillanti, elucubrazioni mentali che riescono a motivare ogni cosa, trovando spiegazioni così accurate che talvolta finisco per crederci veramente. Bugie, non sono altro che bugie quelle che mi racconto, quando scelgo di formulare una teoria senza avere una spiegazione, quando preferisco andare avanti con il mio pensiero perché fa meno male che accettare l’unica verità: è finita. Finita. F i n i t a.

 

Non c’è nulla che possa aiutarmi a lenire il dolore, nessuna spiegazione plausibile che possa aiutare a guarire un cuore infranto. E, concedetemelo, non è vero che il tempo guarisce tutte le ferite, perché è solo l’amore che può farlo. Parlo dell’amore per voi stesse, quell’amore in grado di darvi la calma, la pazienza e la libertà di provare tutto il dolore necessario a farvi guarire piano piano, senza affrettare i tempi con quelle stupide ed inutili bugie, che non fanno altro che buttare fango su dei bellissimi ricordi, che faranno per sempre parte della vostra memoria. E forse è proprio questa la risposta che stavo cercando, l’amore finito non svanisce nel nulla, ma si lega indissolubilmente a noi, andando a costituire un prezioso ricordo felice della nostra vita.